Seventeen

S

Boston Celtics

17, come il 17 di giugno.

17, come gli anni trascorsi prima di riprendere a giocare.

17, come i punti di PP per chiudere la serie.

17, come John Havlicek in tribuna.

17, come i titoli vinti.

Ma anche altro:

5, come il Faraone Nero.

9, come l’intensità  e la voglia.

20, come Jesus Shuttlesworth.

22, come gli anni trascorsi.

24, come i punti recuperati in gara 4.

24, come il Black Mamba che non avvelena più.

25, come quello che era di altri colori.

34, come il Capitano e la Verità.

43, come la determinazione che supera i limiti

44, come il numero che manca lassù.

Devo giocoforza fare un appello a Gene, alla fine di questo elenco. Il Magister gli tradurrà  per me.

Gene, fagli rendere conto di dove si trova e della grandezza di quanto è successo. Portalo alla parata, costringilo a fare foto, fagli respirare l’aria del Celtics’ Pride, fallo innamorare della determinazione di KG, della perseveranza di P Square, delle palle quadrate di Rondo (questo magari è difficile da tradurre), mettigli a forza una maglietta con su scritto BEAT L.A., assicurati che mi abbia preso la maglia verde e bianca #5, e magari un cappellino da baseball celebrativo. Insomma, rendilo la mia estensione nella città dei fagioli, almeno per una giornata, fagli vivere il costume di un evento del genere, trasmettigli l’entusiasmo che ho io oggi, a così tante miglia di distanza. Si deve essere orgogliosi di questi ragazzi, fa’ in modo che possa apprezzare tutto questo. Con il cuore in mano, Major.

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Major

Linguista, mezzo latinista, antigrecista e web designer, a Frascati (Roma)

4 comments

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  • Major…
    Alas, Pierpaolo did not share your entreaty with me until several days AFTER the parade, otherwise I would have surely conveyed the historic significance of the Celtics victory. He has no idea what a fortuitous time he happened to be in Boston. Too bad for him!

  • Indolence.
    This word (I hope it hasn’t strange meaning exception in US english) describes Pierpaolo. He says he will do a thing, but LATER, TOMORROW, never NOW. Let me correct you, Gene: he has no idea to be in the States. I’m trying to look for an english word… mmm… to be in a state? Confused? Dazed? Well, he promised me a souvenir, we’ll see! Bye Gene, hope you enjoy PP and your time together (maybe next time I can visit his house… who knows!)

  • I’m sure when you will have flown to the States, you will be able to enjoy the spirit of America better than me, and maybe you will speak a perfect English in one week only!

  • E’ bello avere delle certezze, Magister. Al contrario di te io non ne ho, ma soprattutto non pretendo di voler necessariamente confrontare le tue sensazioni con le mie. Il mio intento è quello di condividere, di cercare di trasmettere qualcosa. Se poi non riesco, allora non significa che chi è dall’altra parte è un insensibile o un cretino. So bene (e lo sai anche tu) che il tuo inglese è già migliore del mio e di quello di tanti italiani che, per pigrizia o per non aver mai avuto la possibilità di andare a fare un’esperienza all’estero, lo conoscono a malapena. Io metto sempre in dubbio la mia capacità di farmi comprendere in una lingua straniera, per questo cerco di essere attento quando voglio rendere concetti astratti. Di certo non riesco come dovrei, e di questo mi dolgo. Sono certo invece che tu hai vissuto e stai vivendo la tua esperienza americana a modo tuo, che non è il mio, e che non è per questo sbagliato. E’ semplicemente diverso, e la diversità, come sai bene, è un valore. Come ti ho scritto in SMS, goditi il tuo passaggio a NYC, e fallo anche per me, trasmettendomi il tuo punto di vista, che è in grado di arricchirmi più di quanto lo sia il mio, che già conosco profondamente.

di Major

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Linguista, mezzo latinista, antigrecista e web designer, a Frascati (Roma)

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