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Injury List

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Sara D Davis / AP Photo

La sensazione è tornata ieri, da quel campo di calcio di Villa Sora, una maglia gialla numero 10, uno scatto su una rimessa laterale. Avevo 11 anni. Una martellata dietro la coscia destra. E poi una settimana a letto, senza riuscire a camminare. Strappo muscolare, mi disse il medico.

Riflettiamo allora sul significato catartico dell’infortunio, più o meno grave. E’ un ostacolo che ci viene frapposto tra la nostra volontà di fare qualcosa e l’effettiva realizzazione. E’ una prova, nel più classico stile dei vecchi cartoni animati sportivi giapponesi. Ora abbiamo la possibilità di starcene in pace, di dire “ma chi me l’ha fatto fare, col cavolo che ci torno”, oppure possiamo arrabbiarci, adirarci, piangere, perché tra noi e quel maledetto ferro ci si è messo il destino. Beffardo.

Lottare. L’unica risposta è lottare per recuperare, per poter tornare a volare, a sognare, ad esprimersi. Un infortunio è innanzitutto una prova per la mente. Qualcosa ci viene tolto, affinché noi possiamo colmare, con la nostra volontà e la nostra forza, quello che ci viene a mancare. Non lasciamoci prendere da discorsi quali “eh, ora proprio non ci voleva…”, “proprio ora che stavo riprendendo la forma”, “proprio ora che cominciavo a credere davvero di poterlo fare”. Giusto. Proprio ora. Perché ora è il momento di capire, e il momento non poteva essere dei migliori.

I believe I can fly

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I believe I can fly

La sensazione di riprendere in mano una palla da basket. Nell’anno del destino, con una missione da compiere al di là dell’oceano, ma con una da incominciare qui, tra di noi, per fare in modo che si possa davvero riprendere a volare.

16 anni, la vita di un adolescente, è trascorsa. Un sedicenne potrebbe avere le stesse sensazioni che io ho smesso di avere quando lui ancora non era nato. Riprendiamoci il nostro tempo, la nostra salute e la nostra gioia di stare in campo e confrontarci. Io ci credo, posso davvero volare di nuovo.

Il lungo

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Correre a Villa Torlonia

Ferragosto.

A ferragosto è tradizione andare a correre a Villa Torlonia, e andare oltre il limite che si è soliti raggiungere quando ci si allena o semplicemente si sgambetta. Ricordo il ferragosto del 2003, quando c’erano 37 gradi e un’umidità da morire. Quel giorno, dopo quattro chilometri, mi si addormentò il piede sinistro e al quinto mi dovetti fermare. Nel 2005 ho corso per un’ora, a buon ritmo. Mi ero discretamente preparato. Nel 2006 ho subito una contrattura al terzo km, che mi ha tenuto fermo per un mese.

E quest’anno? Credo di essere andato a correre al massimo due volte, nel 2007. Non è possibile. Che si fa oggi? Si apre col lungo? E quant’è il lungo rispetto al nulla? Immagino che 5km bastino, poi vediamo che succede. Vado a mettere le scarpette.

Sull’autore

Major

Linguista, mezzo latinista, antigrecista e web designer, a Frascati (Roma)

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