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32 dicembre

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32 dicembre

“Capodanno, mi stai sul cazzo”. Così si leggeva, giusto un anno fa, in uno status di una ragazza su Facebook. La ragazza, giovane, ha le idee ben chiare su cosa abbia voglia di fare e cosa no durante una notte in cui ci obbligano a spendere soldi, sparare botti, andare a ballare, mangiare lenticchie, indossare intimo rosso o baciarci sotto il vischio. Oppure a vedere il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, o peggio a vedere trenini di dubbio gusto in TV, con gente che paga 50 centesimi un SMS con la speranza di comparire nella striscia sotto quelle insulse trasmissioni.

Questo sarebbe tuttavia il meno, quando poi ti rendi conto che non puoi sfuggire allo stile di vita imposto da anni di consumismo, e ti ritrovi a dover immolare la tua credibilità sull’altare della più bieca delle consuetudini: il countdown con annesso trenino di Brigitte Bardot Bardot. Ma tant’è, quindi ieri sera, un po’ per forza, un po’ per gioco, mi sono prestato a questo inutile rituale apotropaico.

Inutile perché quello che è uno strisciante sentore della vacuità della festa si concretizza scorrendo le timelines dei social network. E allora viene facile un gioco. Andiamo a vedere le timelines dello scorso anno, e quelle di due anni fa. Cosa cambia? Soltanto l’ultima di un numero di quattro cifre. Gente che urla insoddisfatta all’anno appena trascorso, che è stato brutto, spiacevole, foriero di eventi cattivi. Gente che guarda con speranza al nuovo anno, convinta che sarà migliore, salvo poi arrivare a conclusione e ripetere esattamente quello che aveva espresso l’anno prima, e quello prima ancora.

Ti viene da pensare che questo sia un aspetto del male di vivere che Montale non aveva colto, o che forse aveva colto molto bene. Ciclicamente, per scadenze imposte, ci costringono a fare delle cose, a seguire dei rituali pagani, e tutto ciò si intensifica nel periodo tra dicembre e gennaio. Ciclicamente ci troviamo a dire e a fare le stesse cose, a sperare che le cose cambino, a constatare che non sono cambiate. Fino alla fine dei giorni.

Allora io dico che è ora di prenderci quello che abbiamo, di godercelo, di non fare bilanci, di vedere che succede. E assecondarlo, senza star qui con tante aspettative che saranno immancabilmente quasi tutte deluse.

E chiedo che per la fine del 2014, come ho scritto nell’immagine che accompagna queste parole, mi si lasci vivere la notte tra il 31 e il 32 dicembre come la notte tra il 9 e il 10 febbraio, o come quella tra il 16 e il 17 giugno. Perché il capodanno è una convenzione e non uno stato d’animo, e affinché rimanga convenzione teniamoci l’unica cosa bella che ci propone: il concerto di Vienna, con il suo Danubio Blu.

Movember 2013

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Colpa, o merito, del Dottorino.

Costui, un inquietante personaggio che si aggira nei corridoi di una vecchia scuola di suore quasi abbandonata, lo scorso anno mi provocò mettendo alla prova la mia faccia tosta, rivelandomi che a Novembre è uso farsi crescere i baffi per un’iniziativa, lodevole, di sensibilizzazione al tumore alla prostata e ai testicoli. Io la faccia, e i baffi, ce li ho messi volentieri già dallo scorso anno, mentre lui non ha avuto il coraggio di vedere il suo volto cambiare, anche soltanto per un po’.

Quest’anno si replica, con un baffo un po’ più ingombrante, ma comunque affascinante, che richiama il retaggio calabrese delle mie origini e che mi porta in maniera minacciosa a ricordare, per somiglianza, ai miei vari zii di parte paterna. Non nascondo un certo imbarazzo, tuttavia è una cosa che faccio volentieri, fosse soltanto per spiegare a tutti quelli che mi fermeranno con una sardonica e malcelata ironia, che prevenire i tumori maschili è molto importante, che l’attenzione per la salute è fondamentale per aumentare la nostra aspettativa di vita, e con un sorriso sulle labbra me ne andrò, pensandomi per un momento come Magnum PI.

Per tutte le info del caso visitate pure il sito di Movember: http://ex.movember.com/it/

Fatalii Yellow Salsa, una ricetta

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Quando al vivaio ho visto, ad aprile scorso, questa pianta di peperoncini, in primo luogo sono stato affascinato dal nome, e poi dal fatto che sembravano dei Naga Morich, ma gialli. L’anno scorso un solo seme di Naga Morich ha steso una mia amica che era venuta a cena, quindi non mi sono nemmeno azzardato a mangiare i Fatalii Yellow appena presi dalla pianta, ma ho deciso di farne una salsa.

Ho cercato un po’ in rete, e mi sono ispirato a una ricetta thai (se solo la mia cara zia thailandese avesse saputo dove reperire gli ingredienti giusti sarei andato molto meglio), improvvisando un po’ per sostituire la pasta di tamarindo, introvabile a Roma, e i rami di citronella. Ho dovuto pure fare da solo la crema di anacardi, e per fortuna che al supermercato ho trovato delle bustine di anacardi al naturale. Non vi venga mai in mente di utilizzare quelli tostati e salati…

La salsa non è piccantissima come ci si aspetta, perché gli anacardi e l’aceto di mele ne smorzeranno un po’ la forza. Rimane tuttavia una bella salsa piccante, non proprio mild.

Si può usare con quello che vogliamo, ma darà il suo massimo abbinata con carni bianche, crostacei e formaggi.

Ricetta per la salsa piccante di Fatalii Yellow

Ingredienti

  • una decina di Yellow Fatalii freschi
  • due mele verdi
  • 125 ml. di latte di cocco
  • la scorza grattugiata di un lime
  • un pezzetto di zenzero fresco grattugiato
  • 120 g. di anacardi al naturale
  • 125 ml. di aceto di mele
  • due cucchiai di salsa worchestershire
  • il succo di un lime e mezzo
  • un cucchiaino di curcuma in polvere
  • un cucchiaino di cumino in polvere
  • una spruzzata di whisky
  • acqua

Salsa Fatalii Yellow

Procedura

Innanzitutto dobbiamo preparare una crema con gli anacardi. Li mettiamo a bollire per 20 minuti, li scoliamo, li passiamo bene sotto l’acqua fredda. Dopodiché li mettiamo nel frullatore con 80/100 ml. di acqua fredda, o comunque finché non viene fuori una crema piuttosto liscia e poco granulosa. Teniamo da parte la crema di anacardi, che utilizzeremo dopo.

Peliamo le mele, tagliamole a fettine sottili. Puliamo i peperoncini privandoli del picciolo e dei semi, mettiamo mele e peperoncini in un pentolino insieme al latte di cocco, alla scorza del lime e allo zenzero grattugiati, mandiamo ad ebollizione e poi a fuoco basso, copriamo con un coperchio e lasciamo cuocere per una decina di minuti, affinché le mele diventino morbide.

Mettiamo nel frullatore l’aceto di mele, 60 ml. di acqua, il contenuto del pentolino e frulliamo tutto per bene.

Versiamo il composto frullato di nuovo nel pentolino, aggiungiamo la crema di anacardi, il succo filtrato del lime, cumino, curcuma e salsa worchestershire, oltre a mettere una spruzzatina di whisky. Io ho usato il mio Knockando del ’77, ma anche un commercialissimo Jack Daniel’s va bene. Mandiamo ad ebollizione e poi lasciamo cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti, o finché la salsa non si sarà un po’ addensata. Giriamo ogni tanto con un cucchiaio di legno perché la salsa si potrebbe attaccare al fondo del pentolino.

Quando togliamo la salsa dal fuoco sarà nostra cura metterla in dei vasetti sterilizzati col tappo nuovo, e lo faremo mentre la salsa è ancora al punto di bollore. Questo consentirà ai vasetti di creare il sottovuoto per la conserva. Una volta che i vasetti saranno ben freddi, dopo almeno 24 ore, si possono conservare in un luogo fresco e buio, e una volta aperti in frigorifero.

 

Achille Occhetto, La Gioiosa Macchina da Guerra, 2013

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Occhetto, la gioiosa macchina da guerra

E se immagini l’ipotesi di un Big Bang alla rovescia in cui tutti i formicai, tutti gli alveari – delle api e delle metropoli – e le cacche dei gatti e di cani escono dal loro cerchio magico e si contraggono in un punto infinitamente piccolo, ti viene da pensare che ha poca importanza il rapporto tra anima e corpo, tra materia e spirito, e che tragiche coppie di opposti amanti del pensiero umano danzano sull’abisso dell’inesplicabile assurdità dell’esistente dall’alba dei tempi.

Occhetto, la gioiosa macchina da guerra

Sull’autore

Major

Linguista, mezzo latinista, antigrecista e web designer, a Frascati (Roma)

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