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Stella dell’Orsa Maggiore, stella su di noi

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Capita che mentre giri su Facebook, tra una boutade, una provocazione e due caramelle sfasciate, ti imbatti in una cosa serissima: l’oroscopo.

Nel 1988 il 40% degli Italiani era assolutamente convinto che l’oroscopo avesse ragione. Siamo un po’ migliorati, e nel 2007 la percentuale è circa del 12%, come rilevato dall’Osservatorio del Nord Ovest in questo report. Rimane il fatto che ancora oggi spopolano applicazioni per smartphone installate con notifiche su telefoni di insospettabili persone di una certa cultura, così come quei servizi di SMS a pagamento ancora fanno una fortuna con gli abbonamenti a tanti euro a SMS. Certo, ti diranno vabbe’, ma è solo una curiosità, ci sono affezionato, mi rassicura leggerlo ma non ci credo, alla fine.

Mi viene in mente una storia di Carl Barks, Zio Paperone e gli smeraldi giganti, in cui il magnate disneyano si lascia istupidire dalle predizioni stampate sul Papersera e condiziona in modo spiacevole i suoi affari. Perché è facile dire non ci credo e poi però lasciarsi condizionare almeno un pochino nel modo di affrontare la giornata, salvo poi arrivare a sera e scordarsene se non si è trovato riscontro e invece dire beh, alla fine vedi che aveva ragione… se invece qualcosa è andato nel verso previsto.

Partiamo dal principio che esistono dodici categorie di esseri umani, uno per segno zodiacale. Anzi, centoquarantaquattro, perché ci sono gli ascendenti. Ma l’oroscopo non tiene conto degli ascendenti, quindi torniamo a dodici. Dodici “potenze superiori” che dividono il destino dell’umanità in dodici direzioni. Potenze superiori? Beh sì, non saprei come definirle, io, ma se le definisce così tale Rob Brezsny, che tiene un oroscopo su internazionale.it, io mi fido perché lui (o lei, non saprei, ma parrebbe più un lui) ne sa più di me.

Io sono nato il 24 settembre, quindi bilancia. Leggiamo:

Bilancia
23 settembre-22 ottobre

È un buon momento per chiedere a una stella di soddisfare un tuo desiderio. In altre parole, se sceglierai questa fase del tuo ciclo astrale per invocare l’aiuto di una potenza superiore, aumenterai le probabilità che il desiderio si avveri. Ma è tuo dovere assicurarti di rivolgerti alla stella giusta. Scegli una potenza superiore che possa veramente esaudire il tuo desiderio, non deve essere necessariamente una che ha funzionato con gli altri. È importante anche che tu sia precisa nel formulare il desiderio. È vietato avere le idee confuse e usare un linguaggio approssimativo.

Allora, io ho un desiderio da realizzare. E devo chiedere a una stella. La stella, nella frase successiva, viene definita come potenza superiore. Superiore a me, deduco, o a tutti noi umani. Quindi ci governa ed è assolutamente consapevole di questo. Inoltre mi dice che è il momento giusto per farlo, perché il ciclo astrale attuale mi è favorevole. Non so cosa sia il ciclo astrale ma va bene. Lo dice lui.

Però, c’è un però. Mi devo rivolgere alla stella giusta, una che possa davvero esaudire il mio desiderio, e non mi devo lasciar condizionare se questa stella con altre persone non è riuscita a fare il suo. C’è il ciclo astrale che mi favorisce.

Però, c’è anche un altro però. Io devo essere precisa (sic), PRECISA, nel formulare il desiderio. Quindi sono una donna. Lui lo sa, la mia stella lo sa. Io no, ma non so nemmeno quale sia la stella a cui rivolgermi. Un indizio? Mi viene in mente Antares, così, senza un motivo. Sarà la stella giusta? E ora che non ho più le idee confuse e uso un linguaggio preciso, come dice lui, come glielo comunico? Una email? Un raggio laser puntato per fare il morse? Vado a Monte Porzio Catone e vedo se mi aiutano all’osservatorio astronomico?

Mi viene un tremendo sospetto: mi devo rivolgere alla stella, in quanto potenza superiore, come un fedele si rivolge al suo Dio. Mi chiudo dunque in meditazione e tento di trasmettere il mio desiderio, formulato in modo chiaro, ad Antares?

Aiuto, mi sfiora un pensiero. Diciamo che sono cattolico, come 51 milioni di italiani. Lo so, “anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone“, per dirla con Nanni Moretti, ma il dato è serio, a prescindere dal mio ateismo. Se il 12% degli Italiani crede nell’oroscopo, non saranno tutti quelli non cattolici, no? Allora, di nuovo, diciamo che sono cattolico. E mi si invita a pregare una stella? Mi si porta ad eresie pagane? Quindi sono un pagano, se lo faccio, anzi una pagana. Perché non scordiamoci che lui ha detto che sono donna.

Tutto questo così, tanto per evidenziare le profonde contraddizioni del nostro Popolo, che oggi va al Family Day perché ha letto l’oroscopo che gli dice di esaudire un desiderio alla stella giusta, un bel desiderio omofobo, magari, che si realizzerà, ma perché la Famiglia cristiana sia l’unico modello esistente su questo pianeta. Quindi il fine giustifica i mezzi ed è risolta la contraddizione di cui parlavo prima.

Intanto ci ho ripensato. Antares? Naaaa, devo scegliere quella giusta, allora che sia Mizar, ovvero Zeta Ursae Majoris, e che la forza di Hokuto sia con me.

32 dicembre

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32 dicembre

“Capodanno, mi stai sul cazzo”. Così si leggeva, giusto un anno fa, in uno status di una ragazza su Facebook. La ragazza, giovane, ha le idee ben chiare su cosa abbia voglia di fare e cosa no durante una notte in cui ci obbligano a spendere soldi, sparare botti, andare a ballare, mangiare lenticchie, indossare intimo rosso o baciarci sotto il vischio. Oppure a vedere il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, o peggio a vedere trenini di dubbio gusto in TV, con gente che paga 50 centesimi un SMS con la speranza di comparire nella striscia sotto quelle insulse trasmissioni.

Questo sarebbe tuttavia il meno, quando poi ti rendi conto che non puoi sfuggire allo stile di vita imposto da anni di consumismo, e ti ritrovi a dover immolare la tua credibilità sull’altare della più bieca delle consuetudini: il countdown con annesso trenino di Brigitte Bardot Bardot. Ma tant’è, quindi ieri sera, un po’ per forza, un po’ per gioco, mi sono prestato a questo inutile rituale apotropaico.

Inutile perché quello che è uno strisciante sentore della vacuità della festa si concretizza scorrendo le timelines dei social network. E allora viene facile un gioco. Andiamo a vedere le timelines dello scorso anno, e quelle di due anni fa. Cosa cambia? Soltanto l’ultima di un numero di quattro cifre. Gente che urla insoddisfatta all’anno appena trascorso, che è stato brutto, spiacevole, foriero di eventi cattivi. Gente che guarda con speranza al nuovo anno, convinta che sarà migliore, salvo poi arrivare a conclusione e ripetere esattamente quello che aveva espresso l’anno prima, e quello prima ancora.

Ti viene da pensare che questo sia un aspetto del male di vivere che Montale non aveva colto, o che forse aveva colto molto bene. Ciclicamente, per scadenze imposte, ci costringono a fare delle cose, a seguire dei rituali pagani, e tutto ciò si intensifica nel periodo tra dicembre e gennaio. Ciclicamente ci troviamo a dire e a fare le stesse cose, a sperare che le cose cambino, a constatare che non sono cambiate. Fino alla fine dei giorni.

Allora io dico che è ora di prenderci quello che abbiamo, di godercelo, di non fare bilanci, di vedere che succede. E assecondarlo, senza star qui con tante aspettative che saranno immancabilmente quasi tutte deluse.

E chiedo che per la fine del 2014, come ho scritto nell’immagine che accompagna queste parole, mi si lasci vivere la notte tra il 31 e il 32 dicembre come la notte tra il 9 e il 10 febbraio, o come quella tra il 16 e il 17 giugno. Perché il capodanno è una convenzione e non uno stato d’animo, e affinché rimanga convenzione teniamoci l’unica cosa bella che ci propone: il concerto di Vienna, con il suo Danubio Blu.

Achille Occhetto, La Gioiosa Macchina da Guerra, 2013

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Occhetto, la gioiosa macchina da guerra

E se immagini l’ipotesi di un Big Bang alla rovescia in cui tutti i formicai, tutti gli alveari – delle api e delle metropoli – e le cacche dei gatti e di cani escono dal loro cerchio magico e si contraggono in un punto infinitamente piccolo, ti viene da pensare che ha poca importanza il rapporto tra anima e corpo, tra materia e spirito, e che tragiche coppie di opposti amanti del pensiero umano danzano sull’abisso dell’inesplicabile assurdità dell’esistente dall’alba dei tempi.

Occhetto, la gioiosa macchina da guerra

Minimalismo

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Il punto è: ma davvero in un blog servono quelle barre laterali con tanti widget ameni, tipo gli amici di facebook, i tweet di twitter, le foto di instagram, l’elenco degli ultimi articoli e quant’altro? E tutto questo non va contro le mie idee di minimalismo, stile che a mio parere rende affascinante un blog personale? Davvero il mio blog è diventato un raccoglitore di quello che è la mia attività sui social network e niente altro?

Avevo scritto l’ultimo articolo lo scorso anno, e lo avevo dedicato ad Instagram, perché in estate mi ero divertito a darmi una possibilità da foto scema con il telefonino. Ebbene, da allora ho lasciato che questo spazio fosse invaso da tutto quello che non è un blog. Guardavo il sito e non avevo voglia di scrivere niente, tanto viveva di vita propria.

Poi questa estate il nuovo tema di default di wordpress. Una colonna. Come una colonna? Solo una colonna? L’ho testato un po’, ed era curioso vedere le varie categorie di post, come venivano inserite, come venivano formattate. Ma soprattutto la strategia che c’è dietro. Non più semplici articoli, ma immagini, audio, video, status, citazioni, galleria, chat… Una copia di Facebook? Forse, nell’ispirazione, ma di fatto una potenza di approccio non indifferente.

Eccoci allora con una rivoluzione, che spero mi renda la voglia di scrivere più spesso qua sopra. Minimalista, risalto alle immagini, possibilità di mettere post in pieno stile microblogging, senza elementi di corredo a disturbare il flusso di pensieri espressi, se non una piccola concessione nei tre spazi a pie’ di pagina.

Ci proviamo, e vediamo che succede.

Sull’autore

Major

Linguista, mezzo latinista, antigrecista e web designer, a Frascati (Roma)

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